Galway atto primo

Avevo promesso che avrei tenuto informati tutti gli amici che non hanno accesso a social network sulla mia avventura in Irlanda aggiornando questo blog ma poi è successo che non ho ancora un accesso ad Internet da casa, che usare l’iPhone non è poi così comodo per scrivere cose troppo lunghe e quindi eccomi qui, in ritardo.

Il giorno della partenza

Il 10 settembre sveglia all’alba, partiamo anzitempo per Linate, tutto ok tranne una breve coda prima di uscire dalla tangenziale, parcheggiamo l’auto nel parcheggio soste brevi (a proposito con i prezzi che hanno non vedo a chi potrebbe venire idea di lasciare l’auto parcheggiata li per più di mezzora) e via verso il banco per lasciare le due pesantissime valigie.
Il magone sale, ma tra tutti e quattro riusciamo a mantenere un contegno quasi teutonico, abbracci e saluti di rito e via verso i controlli di sicurezza.
Sulla via del gate vedo un bar, mi fermo pensando, per un po’ niente espresso, ok mi fermo e ne prendo uno, il peggior caffé che abbia mai bevuto, così non rimpiangerò l’espresso italiano. 🙂
A questo punto mi reco al controllo passaporti… apriamo una piccola parentesi, non siamo in Europa, non possiamo muoverci liberamente, allora mi domando perché se prendo un volo per uno stato membro UE mi debbano controllare il passaporto? A Dublino stessa manfrina. Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi.
Seduto davanti al gate vengo colto da un attacco di nostalgia e tristezza, da un magone tale che non riesco a trattenere le lacrime, un ragazzino, che stava partendo per una vacanza studio, mi si avvicina e mi chiede: “Tutto bene?”. Caspita facevo veramente pietà! Mi asciugo le lacrime e rispondo che si, beh niente, solo che sto partendo per trasferirmi in Irlanda e ho lasciato a casa la moglie (per ora) e insomma beh, si tutto bene, mi torna il sorriso vedendo la truppa di ragazzini spensierati e noto che quello che mi si è avvicinato ha un capellino di paglia sulle 23 come se stessa andando in spiaggia.
All’arrivo a Dublino ritrovo la truppa di ragazzini, condividono con me il terrore di non vedere arrivare i bagagli, alcuni di loro sono al primo viaggio e ci sta, io no, ma non riesco a non gioire quando, come per magia, vedo le mie valigie.
Come da programma, mi fiondo all’autobus, biglietto di sola andata per Galway. Arrivo e scendo, come fossi uno studente, al GMIT. Prendo le due valigie pesanti come contenessero piombo e le trascino per il chilometro scarso che separa la fermata da casa. Arrivo, c’è il sole, sono un’ora in anticipo e mi godo il sole seduto sul muretto del giardino. Arriva l’agente immobiliare, mi apre casa, firmo il contratto, ci accordiamo sulle ultime cose e via inizia la due giorni di pulizie e sistemazione.

Primo giorno a Galway.

Passo in agenzia a prendere il foglio che dice che io sono io e che abito dove abito io, giro un po’ per il centro di Galway e poi vado a fare la cosa fuori dall’ufficio del Welfare. Ci saranno già una ventina di persone, tutte rigorosamente in coda lungo il muro. Alle 10.30 spaccate la porta si apre. Tutti sempre in coda arriviamo alla macchinetta stampa biglietti. Come succede in Italia alcuni stampano tutti i biglietti perché non sanno quale delle 3 code dovranno fare, intanto si procede verso la reception. Io seguo le istruzione che dicono: PPS number andare alla reception. Quando è il mio turno mi siedo, dico: dovrei chiedere il PPS number. Mi viene chiesto un documento di identità e il foglio che dice che io abito dove abito. Mi viene consegnato un modulo e spiegato che prima devo compilarlo e poi prendere il biglietto per le informazioni. Così faccio. Sono il 32esimo. A causa dei furbi con 3 biglietti e del fatto che nel frattempo quello delle informazioni ha smaltito un po’ di richieste in verità ho davanti a me 6 persone. Quasi tutti aspettano seduti, in fondo c’è un gran quantità di cartelli che invita ad attendere seduti e una certa quantità di seggiole vuote per cui non ha attendere in piedi?
Alla fine ho inoltrato la mia richiesta, mi viene detto che al massimo in 5 giorni lavorativi riceverò il mio numerino magico all’indirizzo che ho lasciato. Tutti i documenti originali mi vengono restituiti.
Mi fiondo in banca. Ne la Bank of Ireland ne AIB accettano il documento di prova di indirizzo che hanno accettato all’ufficio pubblico, provo a spiegare che per richiedere il PPS questo è bastato, mi viene risposto che la politica aziendale ecc… Una delle due, AIB, dice che se HP ha il conto da loro e mi fa una lettera è OK, altrimenti neanche la lettera del datore di lavoro va bene. Alla fine mi viene detto che se mi presento con la lettera con cui mi verrà notificato il PPS number allora potrò aprire un conto. Sono strani questi irlandesi, all’ufficio pubblico posso presentare una lettera dell’agenzia tramite cui ho affittato la casa alla banca no. Rimango perplesso.
Faccio alcune commissioni ma sbaglio strada, non capisco le indicazioni che mia moglie mi da via Whatsapp e quindi totalizzo tra 15 e 20 chilometri di cammino. Quando arrivo a casa sono sfatto.

Secondo giorno a Galway

Devo comperare l’asse da stiro, è fondamentale, devo comperare l’asse da stiro. Esco e vado a esplorare un centro commerciale vicino casa (20 minuti di cammino, mio cammino = 9min/km). Tralasciamo le foto e i messaggi per decidere con mia moglie quale asse comprare, una comica infinita. Trovo anche altre cose utili e quindi con il mio zainetto in spalla e la mia asse sotto braccio torno a casa. Le persone in auto in coda per strada mi guardano strano, perché? Non capisco? Io sto camminando con la mia spesa sotto braccio e loro sono fermi in colonna. Non hanno mai visto una persona camminare con un asse da stiro sotto braccio!?!? La giornata si conclude con pulizie e pulizie.

Il terzo e il quarto giorno scorrono leggeri tra piccole commissioni, la messa e un poco di riposo.